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Pliny the Younger (0061–0113)

Författare till The Letters

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Om författaren

Raised by his uncle Pliny the Elder, who was a scholar and industrious compiler of Natural History, Pliny the Younger intended his Letters for posterity and polished them with extreme care. He was an orator, statesman, and well-educated man of the world. He wrote with discretion on a variety of visa mer subjects, and without the bitterness of his friends Tacitus and Suetonius or the disgust for the social conditions of those troubled times found in the writings of his contemporaries Juvenal and Martial. In the introduction to the Loeb edition, Hutchinson wrote: "Melmoth's translation of Pliny's letters, published in 1746, not only delighted contemporary critics . . . but deservedly ranks as a minor English classic. Apart from its literary excellence, it has the supreme merit of reflecting the spirit of the original. . . . No modern rendering can capture the ease and felicity of Melmoth's; for they came of his living in a world like "Pliny's own."' (Bowker Author Biography) visa färre
Foto taget av: Cathedral of Santa Maria Assunta, Como. Wikipedia

Verk av Pliny the Younger

The Letters (0001) 1,181 exemplar
Fifty Letters of Pliny (1969) 145 exemplar
The Letters, books 1-7 (1969) 98 exemplar
Epistularum Libri Decem (1963) 61 exemplar
Selected Letters of Pliny (1897) 52 exemplar
Selected letters of Pliny (1898) 50 exemplar
Panegyricus (1990) 28 exemplar
Letters. Books 1-6 (1927) 14 exemplar
SELECTED LETTERS OF PLINY (1923) 12 exemplar
Letters (Latin) 12 exemplar
Selections from Martial and Pliny the Younger (1942) — Writer — 10 exemplar
Letters. Books 7-10 (1927) 10 exemplar
Carteggio con Traiano (1985) 10 exemplar
Pliny On Himself (1965) 9 exemplar
The Letters, books 4-6 (1927) 6 exemplar
Werke (1973) 6 exemplar
Epistulae (2012) 4 exemplar
Vesuvius (2008) 3 exemplar
Letters (Latin) 3 exemplar
Aus dem alten Rom. Briefe (1953) 3 exemplar
The Epistles of Pliny (1925) 3 exemplar
Lettere ai familiari (1994) 3 exemplar
Selected letters of Pliny (2000) 2 exemplar
Epistulae : liber I = Briefe (1986) 2 exemplar
Römische Briefliteratur (2013) 2 exemplar
Pliny: Letters: I (1931) 2 exemplar
Lettere 1 exemplar
Lettere scelte (2007) 1 exemplar
Lletres 1 exemplar
Panégyriques latins. I-V (1949) 1 exemplar
Nowele Rzymskie — Bidragsgivare — 1 exemplar
Epistolarum 1 exemplar
Письма 1 exemplar
Lettere ai familiari (2000) 1 exemplar
Lettres, tome II livre IV-VI (1955) 1 exemplar
Lettere scelte 1 exemplar
Ingen titel (1995) 1 exemplar
Epistularum libri duo (1982) 1 exemplar
Plinivs Minor (1992) 1 exemplar
Letters of Pliny 1 exemplar
Le Jeune, Pline 1 exemplar
Lletres, vol. 2 1 exemplar
LLETRES I 1 exemplar
Lletre Volum II 1 exemplar
Lletres, vol. 1 1 exemplar
Letters, book III 1 exemplar
Pliny Letters and Panegyricus I, II — Författare — 1 exemplar
Letters Vol 1 (1961) 1 exemplar
Briefe in Auswahl. Kommentar (1962) 1 exemplar
Lettres choisies (1881) 1 exemplar

Associerade verk

Roman Readings (1958) — Författare — 67 exemplar
Komt een Griek bij de dokter humor in de oudheid (2007) — Bidragsgivare — 25 exemplar
The Lock and Key Library (Volume 2: Mediterranean) (1909) — Bidragsgivare — 18 exemplar
The Fireside Book of Ghost Stories (1947) — Bidragsgivare — 16 exemplar
The Book of the Dead (2014) — Bidragsgivare — 5 exemplar
A Gathering of Ghosts: A Treasury (1970) — Bidragsgivare — 4 exemplar
Complete Works of Silius Italicus (0083) — Bidragsgivare — 3 exemplar
Geistergeschichten aus aller Welt (2022) — Bidragsgivare — 2 exemplar

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Diskussioner

A Pliny i Challenge: Loeb Classical Library (juli 2021)

Recensioner

Potremmo considerarlo una piccola chicca da bibliofili, questo piccolo volumetto 12 x 15 cm edito da Arte’m curato da Carlo Avvisati e che vanta quale autore un nome che si perde nei meandri del tempo, tal Gaio Plinio Cecilio Secondo detto il Giovane. Stride un poco, a prima vista, il titolo del libro firmato da questo rappresentante della romanità colta, giovane rampollo della Roma bene scampato al disastro di Pompei, anzi testimone oculare d’eccellenza di una delle eruzioni più celebrate al mondo, quella del Vesuvio accaduta nel 79 d.C. Titolo che suona come “Comme s’arricettaie zizìo”. Non si tratta però di una curiosa o colta parlata della Roma Antica, ma di una lingua che a chiamar dialetto e tantomeno inflessione si commetterebbe peccato, perché il napoletano, in cui le famose lettere a Tacito sulla morte di Plinio il Vecchio qui sono tradotte, è da considerarsi lingua a tutti gli effetti, senza ma e senza perché.

“Da Caio Plinio a lu cumpagno suio Tacito. Salute. Tu vuó ca te conto comme murette zìemo, p”o pputé ripurtà, senza nisciuna jonta, a cchilli ca sarranno a mmunno ‘ntra quarch’anno. I’ te songo ubbrigato, pecché tengo certezza ca si ne parle tu, ‘a morta soia è destinata a na gròlia senza fine”. Ovvero “Mi chiedi che io ti esponga la morte di mio zio, per poterla tramandare con maggiore obiettività ai posteri. Te ne ringrazio, in quanto sono sicuro che, se sarà celebrata da te, la sua morte sarà destinata a gloria immortale”.

L’operazione, simpatica ma dotta al contempo, è curata da Carlo Avvisati, esperto di archeologia pompeiana, giornalista, autore di numerosi libri, oltre che della traduzione in napoletano di un classico della letteratura latina, “Remedia Amoris di Ovido”, tradotto con il titolo di "Mmericina sanammore". Questo suo “Comme s’arricettaie zizìo” è un libro che sta comodamente nello zaino, ma anche nella tasca posteriore dei pantaloni (lo dico per chi, come me, se lo è portato sul cratere del Vesuvio). Esso presenta alcune interessanti peculiarità. La prima è squisitamente storica, in quanto ripropone nella versione latina, così come nella traduzione italiana, le due famosissime lettere che, nel I secolo d.C., Gaio Plinio Cecilio Secondo, detto il Giovane, inviò allo storico Tacito per descrivere con dovizia di particolari quell’eruzione passata alla storia che, sul litorale dell’antica Stabiae, tolse la vita allo zio Gaio Plinio Secondo, detto Il Vecchio, naturalista, stimato scienziato, oltre che comandante della flotta romana in ancora nel Mediterraneo, precisamente a Miseno, salpato prontamente con una pesante quadriremi per portare aiuto alle popolazioni coinvolte nel cataclisma che spazzo via Pompei, Ercolano e tante altre località affacciate sul golfo di Napoli.

Una seconda caratteristica risiede nell’interesse scientifico racchiuso in quelle due epistole, un resoconto accurato usato da secoli dai vulcanologi, sismologi, geologi per comprendere le dinamiche dell’eruzione, in quanto prima eccezionale cronaca scritta e pervenuta ad oggi di una catastrofe che sconvolse la vita di migliaia di persone, lasciando una scia di distruzione e morte. Non è un caso perciò che nel libro facciano bella mostra gli interventi a presentazione e prefazione dello stesso del vulcanologo Giuseppe Luongo (professore emerito di Geofisica della terra solida all’Università Federico II di Napoli, già direttore dell’Osservatorio Vesuviano), di Agostino Casillo, presidente del Parco del Vesuvio, e del professor Massimo Osanna, archeologo, già direttore generale del Parco Archeologico di Pompei.

L’aspetto, invece, più curioso del lavoro di Avvisati è la traduzione in napoletano delle lettere di Plinio il Giovane, con la quale il lettore, in modo particolare se immerso nella cultura e nel vociare partenopeo, perché impegnato nella visita dei luoghi citati, può cimentarsi in una singolar tenzone tutta dialettica e misurarsi con un dizionario ricco e colorito. “Duemila anni dopo, le lettere di Plinio restano ancora la più emozionante delle testimonianze dell’epoca, soprattutto per noi vesuviani” afferma Agostino Casillo che poi prosegue: “leggerle in napoletano crea un’empatia profonda tra il lettore, la sua terra, le sue radici, ed il vulcano sulle cui ceneri è rinata la sua civiltà”. Il napoletano, lo ribadisce Casillo nella presentazione, ha un’innata musicalità e ciò rende la sua lettura gradevole e affascinante.

Allo stesso modo Massimo Osanna ci ricorda come il dialetto napoletano sia oggi considerato una vera e propria lingua, oggetto di esami ed insegnamenti universitari non solo in Italia, ma anche all’estero. Una lingua già impegnata nel ‘700 in ambito diplomatico, con una ricca tradizione artistica letteraria e teatrale che ha portato l’Unesco a riconoscerla come una "lingua" vera e propria da preservare e tutelare.

“Llà, a rriva ‘e mare, appujato ncoppa a nu panno stiso pe’ tterra, ‘o zìo cercaie nu pare ‘e vote nu surzo d’acqua fresca e s”a bevette. Po’ cierti llampe ‘e fuoco e nu fieto ‘e zurfo ca purtava mmasciata ‘e sciamme, ne fanno fuì a ll’autre e fanno scetà a isso. Appujànnose ncuollo a dduie schiavutielle, ncarraie a s’aizà ncopp”e ggamme, ma subbeto se scunucchiaie”.
… (mer)
 
Flaggad
Sagitta61 | Jul 5, 2023 |
Short but interesting account of the Vesuvius eruption of 79 AD when Pompeii and Herculaneum was destroyed. Pliny the Younger's uncle, Pliny the Elder was killed when he got too close in order to check it out. Really nice illustrations by Barry Moser.
 
Flaggad
kslade | 2 andra recensioner | Dec 8, 2022 |
Pliny had the great fortune to live during the time of Emperor Trajan, when the Roman Empire was at its very peak and only near the start of its Five Good Emperors period. Like Pepys' diary, Pliny's letters have added value for their describing important events and people of his time, such as the eruption of Mount Vesuvius (which killed his uncle, the elder Pliny) and persecution of the Christianity cult. We also get to know the author himself. Pliny's letters are a pleasure to read, expressing his creativity and wisdom, and they vary in tone according to whom he writes. He takes great pride in his writing skill, proved not only in what he says about his poetry, his speeches and other prose but also in the careful text of the letters themselves. He puts the greatest care into his letters for Trajan and for Tacitus with his desire to impress.

Pliny's times are orderly under Trajan's rule, but he has not forgotten the difficulties and chaos under the former reigns of Nero and Domitian. Pliny played his cards right and was always able to duck sanction in those darker periods, but many of his more outspoken friends could not. In the letters we see his generous feelings and financial support, including for families he knows were hard done by as he makes a kind of restitution for his survivor's guilt. Besides the evidence of these acts and observations on others' writings and his own, he often brings up unexpected topics which include a description of ghosts, and a story he's heard about an especially friendly dolphin. As the Penguin edition's introduction states, the personae of ancient Greeks are a mystery to us but many Romans have left us letters, and Pliny's are the best of all.
… (mer)
½
1 rösta
Flaggad
Cecrow | 16 andra recensioner | Aug 11, 2022 |

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