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Varlam Shalamov (1907–1982)

Författare till Skovelmästaren : berättelser från Kolyma

125+ verk 1,787 medlemmar 31 recensioner 16 favoritmärkta

Om författaren

Serier

Verk av Varlam Shalamov

Graphite (1981) 25 exemplar
Essais sur le monde du crime (1993) 23 exemplar
Višera (2000) 19 exemplar
Mes bibliothèques (2003) 14 exemplar
Künstler der Schaufel (1971) 10 exemplar
I racconti di Kolyma (1987) 5 exemplar
Kolõma jutud (2019) 4 exemplar
I libri della mia vita (1994) 4 exemplar
Über die Kolyma (2018) 4 exemplar
Tout ou rien (1993) 4 exemplar
Über Prosa (2009) 3 exemplar
Raster 88. Varlam Sjalamov (1999) 3 exemplar
Les Années vingt (1997) 3 exemplar
Récits de Kolyma : La nuit (1997) 3 exemplar
Condensed Milk (2014) 2 exemplar
Kolyman kertomuksia (1991) 2 exemplar
Kolıma Öyküleri (2019) 2 exemplar
Krhotine dvadesetih (1988) 2 exemplar
Kolyma 1 exemplar
Mistr lopaty (2015) 1 exemplar
Kolimai történetek (2022) 1 exemplar
Četvrta Vologda (1987) 1 exemplar
Preodolenie zla (2006) 1 exemplar
Izbrannoe (2002) 1 exemplar
Кн. 2 (1992) 1 exemplar
CONTOS DE KOLIMÁ (1990) 1 exemplar
Mes bibliotèques 1 exemplar
Article 58 (1969) 1 exemplar
Стихотворения (1988) 1 exemplar
Высокие широты (2004) 1 exemplar
Shock Therapy 1 exemplar
Lida (in Kolyma) 1 exemplar
Kant (in Kolyma) 1 exemplar
Vospominaniya (2003) 1 exemplar
Quai de l'enfer 1 exemplar

Associerade verk

Russian Short Stories from Pushkin to Buida (2005) — Bidragsgivare — 223 exemplar
The Penguin book of Russian poetry (2015) — Bidragsgivare — 93 exemplar
Guns of Darkness (1987) — Bidragsgivare — 90 exemplar
Ice Floe : New and Selected Poems (2010) — Bidragsgivare — 4 exemplar
Russland das große Lesebuch (2017) — Bidragsgivare — 4 exemplar

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Recensioner

While reading it i almost alway was craving for a round of a rye bread. His reproduction of hunger is soo vivid!
 
Flaggad
Den85 | 22 andra recensioner | Jan 3, 2024 |
Tutti i sentimenti umani - l’amore, l’amicizia, l’invidia, l’umanità, la carità, il desiderio di gloria, l’onestà - li avevamo persi insieme alla carne di cui il lungo periodo di fame ci aveva privati. Nell’insignificante strato muscolare che ancora ricopriva le nostre ossa, che ancora ci dava la possibilità di mangiare, di muoverci e respirare e persino di segare tronchi e ammucchiare con una vanga pietre e sabbia nelle carriole, e persino di trascinare quelle carriole lungo la passerella senza fine di una cava d’oro, lungo la stretta strada di legno che porta al bacile di lavaggio - in quello strato muscolare non si trovava ormai altro che rabbia, il più durevole dei sentimenti umani. (43)

Avevamo imparato la rassegnazione, avevamo disimparato a sorprenderci. Non avevamo orgoglio, egoismo ne’ amor proprio, gelosia e passione ci parevano concetti marziani e, per di piu’, sciocchezze. Ben piu’ importante era imparare ad abbottonarsi i pantaloni d’inverno, col gelo: c’erano uomini adulti che piangevano quando a volte non ci riuscivano. Capivamo che la morte non era in nulla peggiore della vita e non avevamo paura ne’ dell’una ne’ dell’altra. Una grande indifferenza si era impadronita di noi.

Capivamo che verita’ e menzogna sono sorelle, che al mondo esistono migliaia di verita’... (44)

C’era ancora una via all’immortalita’, quella di Tjutcev:
Beato chi ha visitato il mondo
nei suoi attimi fatali. (71)

Non e’ stata la mano a fare un uomo della scimmia, non e’ stato l’embrione del cervello, non e’ stata l’anima: ci sono cani e orsi che agiscono in modo piu’ intelligente e morale dell’uomo. E non e’ stato l’assoggettamento della forza del fuoco: tutto questo e’ avvenuto dopo che si era realizzata la condizione essenziale della sua metamorfosi. Un giorno, in altre condizioni di vita, uguali per tutti, l’uomo si e’ rivelato piu’ forte, fisicamente piu’ resistente di ogni altro animale. (94-5)

L’uomo non vive perche’ crede in qualcosa, perche’ spera in qualcosa. E’ l’istinto di conservazione che lo preserva, come preserva ogni animale. (132)

… un ingenuo sentimento di giustizia e’ radicato nell’uomo e forse e’ inestirpabile. Ci si potrebbe chiedere: perche’ offendersi? Arrabbiarsi? Indignarsi? Quella maledetta perquisizione era il millesimo caso. Ma nel fondo degli animi qualcosa ribolliva, piu’ forte della volonta’, piu’ forte dell’esperienza. I volti dei detenuti erano scuri di collera. (280)

L’amore non torno’. Ah, com’e’ lontano l’amore dall’invidia, dalla paura, dalla rabbia. Com’e’ poco necessario all’uomo! L’amore viene quando tutti gli altri sentimenti umani sono gia’ tornati. L’amore arriva per ultimo, torna per ultimo, se davvero ritorna. (289)

Oppure L’uccellino di Puskin:
Ieri ho aperto la prigione
del mio etereo prigioniero.
Ai boschi ho restituito il canto,
ridandogli la liberta’. (332)

… la solita scritta: “Il lavoro e’ una questione d’onore, di gloria, di coraggio e di eroismo”. (359)

L scale di grandezza sono state sconvolte e qualsiasi concetto umano, pur conservando la propria grafia, il proprio aspetto sonoro, il consueto insieme di lettere e di suoni, racchiude in se’ qualcosa di diverso, che sul continente non ha nome; qui ci sono metri diversi, usi e costumi particolari, e il senso di ogni parola e’ cambiato. (405)

Krivosej ti poteva rispondere con quella bella espressione del lager: “Se non ci credi, prendila per una favola!”. (427)

Gli stivali che ho
fan passare l’H2O. (476)

La differenza tra un furfante e una persona onesta sta in questo: quando un furfante va a finire in galera innocente, crede di essere il solo a non avere colpe, mentre gli altri sono tutti nemici dello Stato e del popolo, tutti delinquenti e mascalzoni. Un uomo onesto, se finisce in galera, pensa che, visto che hanno messo in gabbia lui innocente, la stessa cosa puo’ essere successa al suo vicino di branda.
In questo stanno “Hegel e la saggezza dei libri, e il senso di tutta la filosofia” degli avvenimenti del 1937. (491)

Ecco, e’ tutto: la luce tagliente della lampada alla stazione di Irkutsk, e lo speculatore che si portava dietro fotografie altrui come camuffamento e il vomito che la gola del giovane tenente rovescio’ sulla mia cuccetta, e la prostituta triste sulla terza cuccetta dello scompartimento dei ferrovieri, e il bambino di due anni, tutto sporco, che gridava felice “papa’! papa’!” - questo e’ tutto, e mi e’ rimasto impresso come la prima gioia, l’ininterrotta gioia della “liberta’”. (551)

Il libro era sparito. Chi avrebbe letto quella strana prosa quasi priva di peso, come pronta a volare nel cosmo, dove tutte le proporzioni sono spostate, alterate, dove non ci sono grande e piccolo? Di fronte alla memoria, come di fronte alla morte, tutti sono uguali, e l’autore ha il diritto di ricordare l’abito della serva e dimenticare i gioielli della padrona. Gli orizzonti dell’arte verbale sono stati straordinariamente allargati da questo romanzo. Io, una della Kolyma, un detenuto, ero stato trasportato in un mondo perduto da tempo, in abitudini altrui, dimenticate, inutili. Il tempo per leggere l’avevo. Facevo l’infermiere al turno di notte. Ero stato sopraffatto dai Guermantes. Dai Guermates, dal quarto volume, avevo fatto la conoscenza di Proust. (566)
… (mer)
 
Flaggad
NewLibrary78 | Jul 22, 2023 |
(...)

Shalamov paints a world where people eat boot grease; where they have calluses on their chests from pushing wagons; where they would murder a fellow prisoner just to get a trial and escape labor in the mines for a while; where men won’t move from a fire when somebody was murdered nearby, as they don’t have the energy to move away from the warmth, just like they don’t have the energy to take a bath or disinfect. A world were such disinfection is merely an ineffective but obliged formality, “creating additional torment for the prisoner.” A world where people smear their faeces in an open wound to get an infection to escape labor by being admitted to hospital, or break an arm or a leg on purpose, for the same reason, or eat a gob of spit from someone who was infected by tuberculose – even though it wasn’t a guarantee for anything, as there were also bureaucratic limits to how many people could be off work and in hospital. Hospital patients did receive better food, but were often too ill to eat it. The food, bureaucratically, obviously, couldn’t be given to other, starving prisoners. A similar illustration of the absurd logic of the system, is Shalamov’s story of a very sick man, Soldatov, who was treated in hospital until he was well enough to be shot. Add to that the ironic tragedy that non-political prisoners – i.e. real criminals – generally had it much better, and got much shorter sentences.

I will leave you with some more quotes, quite a lot. They serve a double function: as a reminder for myself, but I also hope they will do the book justice, and convince you to pick up this human masterpiece.

(...)

Full review on Weighing A Pig Doesn't Fatten It.
… (mer)
 
Flaggad
bormgans | May 27, 2023 |
Cartea reunește mai multe povestiri despre Gulag, toate reale: unele sunt plictisitoare (mai ales primele, strict despre blatari și lumea lor), unele scrise greoi, unele bune și foarte bune, câteva memorabile pe viață.
Șalamov nu are nici pe aproape talentul de scriitor al lui Soljenițîn, dar oferă un tablou mai vast în timp și spațiu, și mult mai variat, pentru că a prins vreo 30 de ani de gulag (față de doar un deceniu la Soljenițân, dacă ”doar” e cuvântul potrivit). De asemenea, oferă o ”faună” de suflete mai diversă și, pentru că el a prins Kolîma, cea mai rea dintre toate, povestește nu doar despre cruzimea incredibil de diversificată a omului față de om, dar și față de animale și natură. Spre deosebire de Soljenițîn, oferă și o gamă mai diversă de sentimente, inclusiv bucăți realmente amuzante (vizita unui director american și contrastul cu lumea sovietică m-a făcut să râd ca nimic de mult timp), dar și tandrețe, poezie, umanitate și absurd.
O carte pe care, din păcate, o voi ține minte pentru totdeauna, cu un gust amar și-un suflet plin de ură față de orice are legătură cu comunismul; și care m-a convins încă o dată că în toată istoria omenirii, de când eram încă fiare, nu a existat ceva mai ticălos și josnic decât Gulagul. Mai malefic, da, Dachau, Auschwitz, Jihadul etc; mai crud, da, Rwanda, mongolii, conchistadorii/aztecii etc; dar mai abject, mai adâncit în străfundurile inimaginabile ale nemerniciei sufletești, niciodată.
… (mer)
 
Flaggad
milosdumbraci | May 5, 2023 |

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