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Vite che non sono la mia av Emmanuel…
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Vite che non sono la mia (urspr publ 2009; utgåvan 2019)

av Emmanuel Carrère (Autore), F. Di Lella (Traduttore), M. L. Vanorio (Traduttore)

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3531854,928 (3.95)Ingen/inga
This is an unflinching record of devastating loss and the wealth of human solace that follows in its wake. 'The night before the wave, I remember that Helene and I talked about separating. It wouldn't be complicated; we didn't live together, hadn't had a child, and were even able to see ourselves remaining friends, and yet, it was sad. It was Christmas 2004.' In Sri Lanka, a tsunami sweeps a child out to sea, her grandfather helpless against the onrushing water. In France, a young woman succumbs to illness, leaving her husband and small children bereft. Present at both events, Emmanuel Carrere sets out to tell the story of two families - shattered and ultimately restored. What he accomplishes is nothing short of a literary miracle: a heartrending narrative of endless love, a meditation on courage and decency in the face of adversity, an intimate and reverent look at the extraordinary beauty and nobility of ordinary lives.… (mer)
Medlem:Vincenzop.
Titel:Vite che non sono la mia
Författare:Emmanuel Carrère (Autore)
Andra författare:F. Di Lella (Traduttore), M. L. Vanorio (Traduttore)
Info:Adelphi (2019), 261 pages - FABULA 347
Samlingar:Ditt bibliotek
Betyg:
Taggar:2065

Verkdetaljer

Lives Other Than My Own av Emmanuel Carrère (2009)

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"Vite che non sono la mia" si tratta libro emotivamente complicato da leggere, perché affronta un argomento che nella vita reale tendiamo a far finta che non esista: la morte.
Lo fa senza affidarsi a quegli artifici letterari che spesso, nelle storie che trattano lo stesso argomento, la rendono più sopportabile: il patetismo sentimentale o la brutalità. Emmanuel Carrère racconta tutto con gentilezza e delicatezza, ma forse sono proprio queste a rendere la lettura di questo libro così difficile, perché con gentilezza e con delicatezza, non viene risparmiato nulla al lettore.
Il punto di partenza di quest'opera sono due persone di nome Juliette, la prima è una bambina di 4 anni, l'altra una giovane donna di 33 anni. La Juliette di 4 anni muore investita dallo tsunami che nel 2004 ha spazzato le coste dello Sri Lanka, mentre la seconda, cognata dello stesso Carrère, muore a causa di un cancro lasciando un marito e tre figlie. Sono due morti diverse, due morti che non fanno rumore. Le due Juliette erano persone comuni che hanno semplicemente incrociato nella propria breve strada e per motivi diversissimi lo scrittore Carrère che, con questo libro, investito di questo ruolo dal nonno della bambina e da un collega di lavoro della giovane donna, diviene Testimone delle loro vite, delle loro morti e di ciò che le loro esistenze hanno dato alle persone che hanno lasciato e che le avevano amate.
Arrivare fino alla fine di "Vite che non sono la mia" è stato un supplizio, ma un supplizio a cui ci si sottopone volentieri, con la sicurezza di uscirne in qualche modo arricchiti.
( )
  JoeProtagoras | Jan 28, 2021 |
Carrere experienced the "Christmas" tsunami in Sri Lanka; a couple he had met there lost their only child to the wave. That as the first loss he examines; his partner's sister soon dies young, claimed by cancer. He then delves into her life and family, and into his own relationship with the people he interviews. This book is really about love, and it is an excellent essay on love through the stories of people who weather these deaths. ( )
  nmele | Jan 25, 2020 |
“È un libro sulla vita e sulla morte, sulla povertà e sulla giustizia, sulla malattia e soprattutto sull'amore.
È un libro in cui tutto è vero.”


Finito di leggerlo, “Vite che non sono la mia” mi lascia sensazioni contrastanti.
È un romanzo indubbiamente molto potente, coinvolgente, pieno di umanità, che in sostanza si concentra sulla morte degli affetti più cari per ognuno di noi (un figlio, una madre, una moglie, un'amica) e su come chi rimane affronta il dolore della perdita, prima, e poi della mancanza.
La prima parte, quella che parla dello tsunami del 2004 nel sud-est asiatico è quella che personalmente mi è piaciuta di più, perché sullo sfondo di una cronaca che tutti conosciamo si muovono i personaggi in carne ed ossa, chi quella tragedia l’ha vissuta e chi in quella tragedia è morto. La parte centrale del romanzo, nella quale l’autore inizia a raccontare la lenta agonia di una giovane madre malata di cancro, è un po’ più lenta e, a mio avviso, indugia un po’ troppo sulla teoria (realmente sposata da alcuni filosofi e anche da medici) dell’origine psicosomatica del cancro: è vero che, nell’economia generale del romanzo, soffermarsi su questo tema non è fuori luogo; ma è pur vero che, specie in questo momento storico, non è bene dare risalto a queste teorie. La parte conclusiva del romanzo, invece, rivela tutta la potenza di quanto raccontato: dalla descrizione degli ultimi giorni di vita di questa giovane mamma, moglie, figlia, amica per bocca di chi l’ha conosciuta e amata; del senso di impotenza di coloro che le stanno vicino vivendone il lento ma inarrestabile consumarsi; la sorpresa delle ultime pagine, che chiudono la struttura circolare del romanzo: il dolore e l’amarezza della morte delle persone care che si coagula alla fine, dando tuttavia origine a nuova vita, a nuove speranze, ogni giorno a un nuovo domani. L’ho trovato davvero bello e commovente, sebbene in alcuni punti l’ego che immagino strabordante dello scrittore faccia capolino in modo un po’ stridente. Ma, pur con i suoi (piccoli) difetti e nonostante la tristezza e la grevità dei temi affrontati, resta un libro memorabile, un inno alla vita che, alla fine dei conti, assolve la morte. ( )
  lonelypepper | Feb 22, 2018 |
I can't imagine the day when I awaken with, "What I really need is a book in which a 'tsunami sweeps a child out to sea', 'a woman dies from cancer, leaving her husband and small children bereft', mixed with details about the daily workings and application of the law in the courtroom of a civil magistrate in Vienne." But these are the matters center stage in the book I finished this morning.

I am not a connoisseur of memoirs. I would bet that most do not deal primarily with "Lives Other Than" the author's. But the stories Carrère tells about these other lives are the entré to the story of his own life: the other lives inhabit the foreground, his own life, the background. It is a delicate balancing act for sure given the nature of loss and grief that he recounts but also must co-opt to mold into a memoir--his memoir.

I can see why for some readers, Carrère's strategy fails, even does a kind of violence to the material which he tethers together. Memoirs can also fail because some readers find themselves simply not liking the consciousness being rendered.

For me, it works. The tales of loss help me to understand exactly what is lost and what remains. Carrère is one of the ones left standing who might tell this tale. And as he does tell it, he feels what those who have been in the wings but never center stage must feel: "Life has spared me such unhappiness and will I pray continue to do so." ( )
  tsgood | Sep 24, 2017 |
Incipit
"La notte prima dell'onda ricordo che io ed Helene abbiamo parlato di separarci. Non era complicato: non vivevamo sotto lo stesso letto, non avevamo figli insieme, potevamo addirittura pensare di rimanere amici; eppure era triste. La memoria andrà a un'altra notte, poco dopo il nostro incontro, interamente trascorsa a ripeterci che ci eravamo trovati, che avevamo vissuto insieme per il resto dei nostri giorni, che saremo invecchiati insieme, e perfino che avremmo avuto una bambina. In seguito l'abbiamo avuta, nel momento in cui scrivo speriamo ancora di invecchiare insieme e ci piace pensare che fin dall'inizio avevamo capito tutto."
É il secondo libro di Carrère che ho letto, dopo Limonov,. Ha una scrittura scorrevole e coinvolgente e riesce a farci entrare nella vita degli altri con partecipazione e curiosità. In questo libro i personaggi vivono tragedie collettive (lo tsunami) e individuali (il cancro), trasmettendo forza e coraggio. C'é sentimento, emozione, ma senza sdolcinatezza, anche nei momenti più bui, nei quali il dramma é più intenso, come nelle due morti al centro del racconto: quella di Juliette, bambina travolta dallo tsunami in Sri Lanka, che lascia impietriti i genitori superstiti e quella dell'altra Juliette, cognata dello scrittore, sorella di Helene, che affronta una dura malattia e muore, lasciando il marito Patrice e tre piccole bambine.
Il libro raccoglie le testimonianze di tutti coloro che sono stati vicini a Juliette, attraverso le quali entriamo in altre vite: quella di Patrice, il marito, che vive il dolore come un vecchio saggio, guardando al presente e, soprattutto, quella di Etienne, il collega giudice di Juliette, che con lei condivide le battaglie giuridiche contro le finanziarie, che con i prestiti facili rovinano le vite dei poveracci. ( )
  ren47 | Feb 22, 2015 |
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Motto
Dedikation
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Citat
Avslutande ord
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Förlagets redaktörer
På baksidan citeras
Ursprungsspråk
Kanonisk DDC/MDS

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This is an unflinching record of devastating loss and the wealth of human solace that follows in its wake. 'The night before the wave, I remember that Helene and I talked about separating. It wouldn't be complicated; we didn't live together, hadn't had a child, and were even able to see ourselves remaining friends, and yet, it was sad. It was Christmas 2004.' In Sri Lanka, a tsunami sweeps a child out to sea, her grandfather helpless against the onrushing water. In France, a young woman succumbs to illness, leaving her husband and small children bereft. Present at both events, Emmanuel Carrere sets out to tell the story of two families - shattered and ultimately restored. What he accomplishes is nothing short of a literary miracle: a heartrending narrative of endless love, a meditation on courage and decency in the face of adversity, an intimate and reverent look at the extraordinary beauty and nobility of ordinary lives.

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